News

Proteggere la pelle del viso dallo smog

Proteggere la pelle del viso dallo smog

29 Novembre 2017

La pelle del viso è esposta ogni giorno all’azione di agenti esterni. E non bastano il freddo pungente, il caldo torrido e i raggi solari: anche lo smog aggredisce la pelle, rovinandola nel tempo.

Come intuire se la pelle del viso è troppo stressata dall’inquinamento urbano? Osservandone lo stato di salute: se l’epidermide è disidratata, ha un colorito opaco e spento e la texture è poco compatta potreste essere esposti alla minaccia dell’urban ageing, ovvero dell’invecchiamento cutaneo precoce dovuto all’alterazione della barriera cutanea ad opera dell’inquinamento.

Come rallentare l’azione dei radicali liberi e sostenere la produzione di collagene ed elastina? Con la giusta routine beauty.

Eccola!

  1. Purificare: al rientro a casa, dopo una giornata di lavoro, ricordate sempre di lavare il viso per eliminare residui di smog e polvere dai pori della pelle. A seconda del vostro tipo di epidermide utilizzate prodotti in gel, in latte o acque micellari, meglio se arricchiti da elementi riequilibranti e anti-ossidanti.
  2. Esfoliare: una volta alla settimana purificate a fondo l’epidermide utilizzando scrub specifici per eliminare le particelle di smog ed i residui impuri trattenuti dai pori. Per un’azione più intensa, aiutatevi con delle spazzole detergenti purificanti. Il vantaggio di questi strumenti innovativi? Quello di rimuovere le impurità sottocutanee, raggiungendo anche le particelle tossiche dell’inquinamento atmosferico che penetrano più a fondo.
  3. Energizzare: dopo la detersione, accendete l’epidermide con le creme più attive contro l’ossidazione causata dall’inquinamento urbano. Le creme idratanti e rigeneranti più efficaci contro l’urban ageing sono ricche di vitamina C, E e di peptidi.
  4. Proteggere: prima di uscire, potenziate la barriera cutanea ricompattando le cellule superficiali con sieri a effetto scudo, a base di ceramidi. Sono questi elementi, infatti, che rafforzano i legami tra le cellule e che ne incentivano il rinnovamento continuo.
Prendi la pillola anticoncezionale? Fai attenzione a tavola

Prendi la pillola anticoncezionale? Fai attenzione a tavola

27 Novembre 2017

Se prendi la pillola anticoncezionale, probabilmente sai che nessun metodo contraccettivo, pillola inclusa, è efficace al 100%. Il motivo? Spesso i medicinali non vengono assunti correttamente: nel caso della pillola, dimenticarne due all’interno di un blister o non iniziare una confezione in modo corretto può comprometterne il risultato.

Quello che, però, forse non sai è che l’azione della pillola potrebbe essere influenzata e frenata anche da ciò che mangi: alcuni alimenti, infatti, interferiscono con questo medicinale, riducendone l’efficacia o amplificandone gli effetti collaterali.

Ecco quali elementi evitare – o consumare con moderazione – se prendi la pillola anticoncezionale.

  1. Carbone attivo

Se usi il carbone attivo per trattare disturbi come l’aerofagia, lo stomaco gonfio o i problemi digestivi, sappi che la sua spiccata proprietà assorbente può rivelarsi un problema per chi assume la pillola anticoncezionale. Ingerito in concomitanza dell’assunzione della pillola, infatti, il carbone attivo può assorbirne anche i principi attivi e, quindi, ridurne l’efficacia.

  1. Tisane detox

Alcune delle tisane che promettono di far perdere peso velocemente, svolgono sull’organismo un intenso effetto drenante e lassativo. Attenzione però: se assumi dei contraccettivi ormonali, questi potrebbero essere espulsi troppo in fretta e, quindi, potrebbero non rimanere nel corpo abbastanza a lungo per essere assimilati come dovrebbero. Tradotto? L’effetto contraccettivo potrebbe essere a rischio.

  1. Pompelmo
Il pompelmo è un agrume che può intervenire nel metabolismo degli estrogeni e aumentarne la concentrazione nel sangue. Per questo motivo, un consumo elevato di questo agrume può intensificare alcuni effetti collaterali dati dalla pillola, come il seno sensibile e dolorante ed i coaguli di sangue.
Addio piedi secchi in 3 step

Addio piedi secchi in 3 step

25 Novembre 2017

Soffrite di piedi secchi e screpolati?

Non trascurate il problema: dietro un semplice inestetismo può nascondersi una richiesta di aiuto della pelle ed il problema, senza la giusta attenzione, può peggiorare creando fastidio e dolore.

Stop ai piedi secchi in 3 step

Avere piedi al top, vellutati e levigati, è un vero piacere in tutte le stagioni.

Ecco una veloce beauty routine in 3 step per ammorbidire la pelle dei piedi!

  1. Riattivare la circolazione e addolcire la cute con i pediluvi

Piedi secchi e stanchi a fine giornata? Immergeteli in un catino colmo di acqua fresca: in soli venti minuti il pediluvio donerà sollievo ai piedi rimasti chiusi per ore nelle scarpe e darà uno sprint alla circolazione.

Per un’azione soft ed emolliente, invece, immergeteli in una bacinella di acqua tiepida, dove avrete sciolto bicarbonato, un pugno di sale grosso, il succo di un limone e qualche goccia di olio essenziale alla lavanda. Sarete sorpresi di come, in pochi minuti, i piedi risulteranno morbidi, setosi e purificati nel profondo.

  1. Eliminare le cellule morte con lo scrub

Dopo il pediluvio, quando la cute è estremamente ammorbidita, approfittate per eseguire uno scrub: un rimedio beauty per eliminare dolcemente lo strato superficiale di pelle secca.

In farmacia trovate un’ampia varietà di peeling ad hoc, da quelli con formulazione in gel a quelli dalla texture più cremosa. Qualsiasi sia la vostra preferenza, applicate lo scrub sui piedi eseguendo movimenti circolari ed esercitando una leggera frizione.

Terminato il trattamento, rimuovete il tutto con abbondante acqua fresca.

  1. Idratare a fondo

Ora che la pelle è levigata e libera dalle cellule morte in eccesso, è tempo di idratare.

Per farlo in modo naturale, prima di andare a letto cospargete i piedi con una maschera super nutriente a base di olio di sesamo: un ingrediente potentissimo per contrastare secchezza e ruvidità.

In alternativa potete usare burro di karité o provare sulla pelle un composto a base di glicerina e acqua di rose.

La dritta in più? Per non macchiare le lenzuola indossate dei calzini in cotone!

Olio di tea tree: previene e cura l’herpes labiale

Olio di tea tree: previene e cura l’herpes labiale

23 Novembre 2017

L’influenza e la congestione delle vie respiratorie non sono l’unico malanno di stagione: in autunno quando le difese immunitarie si abbassano, non è raro veder comparire sulle labbra il tanto odiato herpes.

Si tratta di una “febbre” che si manifesta spesso sulla bocca – talvolta anche su altre zone del viso – e che è causata dall’azione del virus dell’herpes simplex. Un agente virale nocivo che si introduce all’interno del nostro organismo e che può rimanere silente a lungo, per poi manifestarsi avvantaggiandosi di difese immunitarie deboli.

Come prevenire e curare l’herpes? Con l’olio di tea tree!

Non esiste una soluzione definitiva per debellare l’herpes: è possibile, però, bloccarlo efficacemente agendo sui primi sintomi con medicinali antivirali, oppure con rimedi naturali disponibili in farmacia.

Come l’olio di tea tree, o olio essenziale di melaleuca: un rimedio antico ancora oggi molto diffuso e dall’efficacia riconosciuta.

Questo olio essenziale gode di grandi proprietà antibatteriche ed antivirali e viene utilizzato spesso per trattare l’herpes labiale sin dai primi sintomi, così da limitare la comparsa delle vescicole.

Se invece non avete agito in tempo e l’herpes si è già esteso, niente paura: applicando l’olio di tea tree potrete disinfettare la parte ed accelerare la cicatrizzazione.

Attenzione, però, perché l’olio di tea tree può provocare bruciore: per questo, se l’infezione è ormai estesa, abbiate cura di applicarlo delicatamente con piccoli tocchi aiutati da un batuffolo di cotone, e se serve diluitelo con dell’olio di oliva.

Un olio, quello di tea tree, molto versatile: oltre alla sua efficacia per prevenire e curare l’herpes può essere impiegato per trattare prurito e punture di insetti.

Dove trovarlo? Semplice: in farmacia, disponibile in comode boccette.
Occhiaie: i segreti per eliminarle

Occhiaie: i segreti per eliminarle

21 Novembre 2017

Occhi gonfi, sguardo segnato, spento e opaco?

Le occhiaie possono minacciare la nostra bellezza naturale e dare al viso un’espressione affaticata e stanca.

Risolvere l’inestetismo, però, è possibile: ecco come!

Stress, stanchezza e disidratazione: le principali cause delle occhiaie

Le occhiaie sono un disturbo piuttosto diffuso: basta una notte insonne o un particolare periodo di stress, per riflettere sotto la palpebra il nostro bisogno di relax.

Tuttavia, questo inestetismo non è causato solo da una carenza di riposo.

Ecco alcuni dei fattori scatenanti:

  • Pelle delicata: con un contorno occhi sottile i vasi sanguigni diventano più visibili e, specialmente con l’avanzare dell’età, il colore scuro del microcircolo può rendere opaca e bluastra la pelle sotto la palpebra.
  • Allergie: che sia un’intolleranza alimentare o una sensibilità a polline e graminacee, le allergie possono favorire la comparsa di borse scure sotto gli occhi.
  • Carnagione chiara: chi ha un colorito pallido, per genetica, stanchezza o spiccata anemia, tende a manifestare occhiaie scure più evidenti.
  • Ritenzione idrica: la disidratazione o un cattivo drenaggio dei liquidi possono causare squilibri nella dilatazione dei vasi sanguigni, creando i tipici aloni scuri attorno agli occhi.

I rimedi contro le occhiaie

La prima regola per ridurre le occhiaie scure? Riposare di più e condurre uno stile di vita sano.

Spesso, però, questo consiglio di buon senso può non bastare.

Per eliminare le occhiaie, causate da squilibri alimentari o dall’avanzare dell’età, i rimedi più efficaci sono:

  • Le vitamine: aumentate il consumo di vitamina C, K e A sia portando in tavola alimenti ricchi di questi elementi, che applicando sul contorno occhi creme studiate per prevenire la formazione di rughe, borse e occhiaie.
  • Gli antiossidanti: fate il pieno di alimenti attivi come frutti rossi, patate, pomodori, agrumi e melograno, per combattere i radicali liberi e rallentare l’invecchiamento. Aiutate il benessere interno agendo anche a livello topico con cosmetici antiaging.
Acido folico in gravidanza: cos’è e a cosa serve

Acido folico in gravidanza: cos’è e a cosa serve

19 Novembre 2017

Sei in dolce attesa o stai pianificando una gravidanza?

Non dimenticare di assumere l’acido folico: una vitamina del gruppo B fondamentale per l’organismo e cruciale per un corretto sviluppo del feto.

I benefici dell’acido folico in gravidanza

L’acido folico svolge un ruolo molto importante durante la gestazione, sin dalle prime settimane dopo il concepimento.

Questa vitamina, infatti, favorisce una solida costruzione delle cellule in gravidanza, contribuisce ad un corretto sviluppo del condotto neurale e facilita una formazione sana della colonna vertebrale del piccolo.

Assumendo regolarmene acido folico è possibile prevenire gravi malattie neonatali come la spina bifida, l’anencefalia e l’erniazione del tessuto cerebrale.

Non solo: grazie alla sua azione, l’acido folico riduce la possibilità di difetti a carico del sistema nervoso, di malformazioni delle labbra e del palato e di patologie cardiovascolari congenite nel bambino.

Quando assumere acido folico?

Per favorire una corretta assimilazione di questa preziosa vitamina, è consigliata l’assunzione di acido folico a partire da almeno 3 mesi prima del concepimento, così da accumularne una buona riserva.

Durante le primissime settimane di vita all’interno dell’utero, infatti, fornire all’embrione in via di formazione un apporto adeguato di acido folico è cruciale per sostenere l’intenso lavoro cellulare e per supportare i processi di sintesi di molecole come il DNA, l’RNA e le proteine.

Se l’assunzione preventiva di acido folico non fosse possibile, non appena avrai la certezza di essere in gravidanza – sempre sotto supervisione medica – integra subito questo elemento nella tua dieta quotidiana, per tutto il primo trimestre.

Vuoi saperne di più?

Per approfondimenti, dosaggi e posologia chiedi consiglio al tuo farmacista di fiducia!

Neonato con il raffreddore? Provate i lavaggi nasali

Neonato con il raffreddore? Provate i lavaggi nasali

17 Novembre 2017

Sarà l’asilo nido, sarà il calo repentino di temperatura, saranno le difese immunitarie ancora poco sviluppate: qualsiasi sia la causa scatenante, il vostro piccolo da qualche giorno ha le vie respiratorie intasate.

Fatica a respirare, ha il naso gocciolante ed è irritabile, soprattutto di notte e durante le poppate.

Il motivo? Nei primi mesi di vita i neonati respirano quasi esclusivamente dal naso ed un’ostruzione di questo canale può farli sentire soffocati.

Se il vostro bambino ha il raffreddore, quindi, aiutatelo a liberare le vie nasali con lavaggi specifici: un toccasana soprattutto per i neonati che non sanno ancora soffiare il naso.

Come fare? Ecco qualche indicazione.

Lavaggi nasali per neonati: cosa occorre e come si fanno

Eseguire in casa i lavaggi nasali è facilissimo.

Tutto quello che vi serve è un liquido neutro, delicato e purificante, come la soluzione fisiologica, l’acqua di mare sterilizzata o un’acqua termale.

Comode da acquistare in farmacia, queste soluzioni sono disponibili in diversi formati, dai più voluminosi – utilizzabili con l’aiuto di siringhe senza ago - alle fialette monodose per un utilizzo usa e getta.

Portate la soluzione liquida ad una temperatura ambiente, avendo cura che non sia calda, e poi spruzzate il liquido all’interno di una cavità nasale del neonato.

Esercitate una discreta pressione al liquido, così che entri velocemente e sia più energico nel rimuovere il muco che ostruisce le vie aeree.

Grazie ai lavaggi potrete eliminare il muco, il catarro e le piccole croste dal naso oltre che ripulire le cavità interne da fattori irritanti, come batteri o allergeni.

Bastano pochi secondi per liberare il naso del neonato e per aiutarlo a respirare meglio!

Farmaci generici: entro il 2017 via libera a 16 brevetti

Farmaci generici: entro il 2017 via libera a 16 brevetti

13 Novembre 2017

Buone notizie per i clienti delle farmacie ed i pazienti italiani: entro la fine del 2017 scadranno ben 16 brevetti di farmaci, lasciando spazio alla competizione con prodotti equivalenti e biosimilari.

Una notizia importante sia per le tasche dei consumatori che per quelle del Sistema Sanitario Nazionale, che si appresta a risparmiare ben 600 milioni di euro.

Secondo Assogenerici, infatti, la fine dei brevetti potrà portare ad un sensibile calo dei prezzi, che si stima sarà pari ad una riduzione del 60% rispetto al costo del prodotto originale.

Vediamo insieme quali sono i farmaci che, nel 2018, saranno disponibili anche sotto forma di generici.

I principali brevetti in scadenza

Uno dei brevetti in scadenza entro la fine del 2017 è quello della Rosuvastatina: un nome che di per sé potrebbe non dirvi molto.

Forse, chiamandolo Crestor, molti pazienti lo riconosceranno: si tratta di un diffuso farmaco anti-colesterolo, che tra pochi mesi sarà disponibile anche nella sua veste generica.

Un evento importante che darà al paziente la libertà di scegliere se acquistare l’originale o il generico con il medesimo principio attivo, risparmiando denaro.

Un altro farmaco che sarà presto commercializzato anche in forma equivalente è il Cialis: un prodotto indicato per trattare le disfunzioni erettili maschili che si è affermato nel tempo come uno dei più diffusi medicinali di fascia C, ossia quelli con prescrizione, ma a carico dei pazienti.

Oltre ai nomi altisonanti, tra i brevetti in scadenza spiccano anche farmaci contro l’osteoartrosi, alcuni anti ipertensivi, oltre a prodotti contro l’ipertrofia prostatica benigna.

Chiedete maggiori informazioni al vostro farmacista per saperne di più.

Arriva l’influenza: il vaccino è in farmacia

Arriva l’influenza: il vaccino è in farmacia

11 Novembre 2017

Con l’avanzare dell’autunno e l’arrivo dei primi freddi, l’influenza 2017-2018 è alle porte.

Secondo le previsioni degli specialisti della salute, l’epidemia sarà di media intensità e coinvolgerà circa 5 milioni di persone, mentre circa 10 milioni saranno i pazienti colpiti da virus parainfluenzali.

Come riconoscere l’influenza?

Soprattutto in questa prima fase di passaggio stagionale, attenzione a non confondere i sintomi parainfluenzali con l’influenza vera e propria.

Per riconoscere con certezza l’influenza stagionale, infatti, devono presentarsi tre condizioni contemporaneamente: uno stato febbrile elevato, con temperatura superiore ai 38°, un’affezione del tratto respiratorio con mal di gola o raffreddore e almeno un sintomo doloroso a carico del sistema osseo o muscolare.

Come prevenire l’influenza?

Per prevenire l’influenza in modo naturale, iniziate a mettere in campo il buonsenso: lavatevi spesso le mani, evitate quando possibile di parlare troppo vicini alla bocca e al naso altrui, non soggiornate troppo a lungo in spazi chiusi e umidi, ed evitate di subire sbalzi termici tra freddo e caldo.

I soggetti più deboli – bambini di età superiore ai 6 mesi e individui con più di 65 anni – e le categorie a rischio – pazienti affetti da malattie croniche come diabete, malattie immunitarie, patologie cardiovascolari – possono intensificare la barriera contro l’influenza 2017-2018 scegliendo di vaccinarsi.

Il vaccino contro l’influenza 2017-2018 è già acquistabile in tutte le farmacie d’Italia da metà ottobre (mentre è gratuito per specifiche categorie di pazienti) e la campagna è già partita.

Il periodo migliore per sottoporsi alla vaccinazione? Quello autunnale, tra metà ottobre e fine dicembre: giusto in tempo per prevenire il picco, previsto nelle settimane successive al Natale.

I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra.
I cookie sono piccoli file di testo che possono essere utilizzati dai siti web per rendere più efficiente l'esperienza per l'utente.

La legge afferma che possiamo memorizzare i cookie sul tuo dispositivo se sono strettamente necessari per il funzionamento di questo sito. Per tutti gli altri tipi di cookie ci serve il tuo permesso.

Questo sito utilizza diversi tipi di cookie. Alcuni cookie sono posti da servizi di terzi che compaiono sulle nostre pagine.

I cookie necessari aiutano a contribuire a rendere fruibile un sito web abilitando le funzioni di base come la navigazione della pagina e l'accesso alle aree protette del sito. Il sito web non può funzionare correttamente senza questi cookie.
I cookie per le preferenze consentono a un sito web di ricordare le informazioni che influenzano il modo in cui il sito si comporta o si presenta, come la lingua preferita o la regione che ti trovi
I cookie statistici aiutano i proprietari del sito web a capire come i visitatori interagiscono con i siti raccogliendo e trasmettendo informazioni in forma anonima.
I cookie per il marketing vengono utilizzati per monitorare i visitatori nei siti web. L'intento è quello di visualizzare annunci pertinenti e coinvolgenti per il singolo utente e quindi quelli di maggior valore per gli editori e gli inserzionisti terzi.
I cookie non classificati sono i cookie che sono in fase di classificazione, insieme ai fornitori di cookie individuali.